Lettera aperta al parrucchiere

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14 giugno 2014 di Odette

Va bene, c’è stata quella volta – molto tempo fa – in cui mi sono presentata con la foto di Meg Ryan e ti ho chiesto “fammi così”, anche se i suoi capelli sono biondi e hanno tutta l’aria di avere la consistenza dei peli di cinghiale che come li metti stanno, mentre i miei son neri e hanno la tenuta dei noodles in brodo. Ma chi non l’ha fatto, da quella fottuta volta a cui a questa hanno presentato Harry in avanti? Certo che se tu mi metti la crema ammorbidente e ingrassante non aiuti, devi ammetterlo. Son d’accordo che i capelli devono essere nutriti con bio-balsami agli olii essenziali possibilmente di piante estinte nel Pleistocene e bla bla, ma non hai ancora capito che con i miei non funziona così? Che stanno su solo se usi le maniere forti, se li stropicci con badilate di gel chimici delle peggiori peluquerias di Caracas e con lacca di scarsissima qualità? Io e i miei capelli non siamo delle signorine, dovresti conoscerci ormai.
Ma poi ho imparato la lezione e la volta dopo, consapevole dei limiti dei miei capelli, ma evidentemente non della mia faccia, ti ho portato la foto di Anna Hathaway e ti ho chiesto “fammi così”. E anche in quel caso, te lo dico, mi hai deluso. Io ci metto del mio, questo lo ammetto. Vengo da te, non so per quale strano motivo, sempre nei giorni peggiori, dopo una notte insonne e senza trucco e vestita come Krusty il clown, e perciò capisco che il risultato finale non possa essere dei migliori, anche se, cazzo, quelle luci fredde al neon farebbero apparire sbattuta anche la Bella Addormentata alla quale tutto si può rimproverare ma certo non di non avere il viso riposato.
Ricordo ancora poi, quella volta che ti chiesi di farmi la permanente, che dovrebbe chiamarsi così perché permane, e invece il giorno dopo – e non esagero – ero già di nuovo come la tizia di The Grudge. E incazzata uguale, oltretutto.
Confesso anche di averti chiesto, una volta, una cosa che somigliava molto a “li vorrei corti ma lunghi” e di averti detto un po’ troppo spesso – posseduta dal demone del salone – quelle due parolette fautrici di ogni dispiacere “fai tu”.
E poi, questa è davvero brutta lo so, qualche tempo fa mi sono presentata con la foto niente di meno che della Principessa Zaffiro, ma in quel caso avevo bevuto due spritz e mi era venuta la stupidera del tagliarmi i capelli e lì, te ne dò atto, ho apprezzato il tuo aplomb nel dirmi “tesoro, lei ce li ha un po’ troppo mossi rispetto ai tuoi, vedi?” invece di farmi notare che quella era un pezzo di cartone inanimato e io una deficiente in carne e ossa.
Però stavolta avevo fatto tutto giusto. Ti avevo portato una foto MIA! Di me medesima quando avevo i capelli in un certo modo e per un breve periodo non mi facevo del tutto schifo! Una foto di me in persona personalmente con i miei propri capelli fiiiiini, tanto fini al punto che ti puoi immaginare che palle. E allora perché? Perché, continuiamo a non capirci? Eppure le donne vengono da Venere, ma i parrucchieri di solito anche. E allora, Edward mani di ricotta, perché anche stavolta sono uscita da quel tuo maledetto salone che mi sento una via di mezzo tra Nek e una nutria?

“Quando una ragazza si muove in preda a una grande rabbia… è possibile che sia appena stata dal parrucchiere” (The Grudge)
the gra

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