La retorica della bicicletta

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30 giugno 2015 di Odette

Oggi ti ho insegnato ad andare in bici. Senza rotelle, la bici, a me mancava una rotella al pari, perché di ritorno dall’ufficio ho preso al volo la tua richiesta di provarci, tu che prima di quel momento non ne volevi proprio sapere, e così com’ero, con la gonna elegante e le ascelle sudate ti ho sorretto, correndo dietro di te come un cane zoppo. Il giorno prima ti eri messo a piangere perché tutti i tuoi amici ci sapevano già andare, senza rotelle, e tu no, né ora né mai.
Ma non ci hai mai voluto provare seriamente – ti ho detto – ti devi impegnare se vuoi raggiungere un obiettivo, niente arriva senza sforzo, fatica, sudore – e mi sono sentita un misto tra un motivatore d’azienda e la solita Lydia Grant.
E così vai, pedala, stai dritto, stai a destra, guarda avanti, avanti ho detto non a terra, le mani sul manubrio, il cerotto sul ginocchio, i piedi sui pedali, il cuore sui pedali pure. E se Nino non deve aver paura di tirare un calcio di rigore, figuriamoci tu di una pedalata, un bambino che impara ad andare in bici lo riconosci dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia.. e dalla madre che gli sta dietro sudando come una statua di cera ad agosto.
Poi siamo caduti e non ho trovato di meglio da dirti che rialzati, non mollare. La retorica del non importa se si cade, vale come si cade, vale che ci si rialza, l’orologio di milano fa tic tac e al tac via, ci si riprova.
Le parole che so darti sono un po’ mie, un po’ in prestito, un telefilm e una canzone, che ci posso fare, la retorica mi fa schifo ma quando ci si trova a pedalare senza paracadute, a sei anni come a cento, certe volte ci si tura il naso e ci si fa andare bene tutto quello che dimostra di funzionare per un po’, qualsiasi cosa sia, qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di prestato. Qualcosa di blu, come la tua prima bici senza rotelle, che qualcuno userà per dirti “adesso che l’hai voluta, pedala”, ma tu ricordati che quando ti va, puoi sempre fermarti un po’ a guardare il paesaggio.
E così alla fine brava, mi son detta, gli hai insegnato. Eccheccazzo, no, sei tu che hai imparato e al limite ti sei lasciato imparare. Lo so, lo so che non si può dire, ma a noi ci piace così, con un ci in più che ammazza la grammatica, ma rafforza noi.

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