Dimmi che albero fai… e ti dispenserò minchiate!

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11 dicembre 2015 di Odette

È tempo di relax? È tempo di Santori?
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Noooooo!
È tempo di alberi di Natale!!
E tu… che albero sei?

Il Presidenziale.
In competizione con l’albero di Barack Obama, il Presidenziale supera per magnificenza quello della Casa Bianca. Attorno ad esso non si riuniscono parenti, ma elettori. Il suo proprietario promette cotechini a chi lo vota “il migliore di Via Togliatti”. Naturalmente lo posta di continuo su facebook con frasi del genere: “oggi in casa si fa l’albero!!!”, “è il momento di apporre la stella”, “oggi, il nostro albero si arricchisce di due nuove palline :)”.
Finché qualcuno non commenta con un “a noi invece le hai triturate, le palle!”. A quel punto il proprietario del Presidenziale si offende a morte e pubblica un post di Oriana Fallaci.

L’ “All you can append”.
Ci puoi trovare sopra un po’ di tutto: palle, caramelle, occhi di Santa Lucia, occhi di Satana, torroncini, befane, transformers, ghirlande, calzini, uramaki e una cascata di noodles argentati. Soltanto non si vedono i due liocorni.

Il Ton sur ton.
È un albero coerente, elegante. Spesso bianco, ha solo palline di tonalità in climax ascendente, ad esempio che virano dall’azzurro pallido al blu oltremare. È stato in auge soprattutto anni fa, ma ha ancora i suoi appassionati. È malvisto un po’ da tutti, da chi fa il Presidenziale, che sotto sotto si fa prendere dal dubbio di aver sbagliato tutto, a chi fa l’All you can append, che proprio non lo capisce.

L’Albero del cinico.
Il cinico non fa l’albero perché non serve.
Alle 19.15 del 24 dicembre però ha un ripensamento e corre in negozio dove gli rifilano un alberello da tavolo che dice “OH! OH! OH!” con la voce di Satana, al costo di 399 euro.

Il Cinico presidenziale
Il proprietario è così cinico che ha fatto il giro. Pertanto il suo albero assomiglia in definitiva al Presidenziale.

Il Ritardatario isterico
Come il cinico, ma per motivi diversi, il proprietario di tale albero si ritrova alle ore 19:29 del 24 dicembre a supplicare la commessa del “Center casa” di vendergli un cazzo di albero qualsiasi. Sì, ho detto cazzo, sì signorina lo so che è Natale, ma ho bisogno di un cazzo di albero lo capisce? Un C-A-Z-Z-O di A-L-B-E-R-O, legga il labiale!
Finisce che lo trovi a cercare di staccare a morsi qualche ramaglia del giardino e addobbarla con gli ossi di plastica del cane, oppure in Psichiatria dove finalmente può rilassarsi mangiando panettone pucciato nel valium, ma senza canditi ché quelli lo rimandano fuori di testa. Lei è una Madonna, lo sa infermiera?

Lo “Zampa di elefante”
È lo stesso dal 1977, anni in cui nasceva Goldrake e i Barbapapà ancora fumavano.
Ormai è un oggettino scarno, con una decina di aghi superstiti dai quali penzolano quattro palle affrante a fantasia cashmere e due angioletti che meditano di farla finita. Il cotone sui rami è candido come la neve sotto le ruote di un suv. E insomma più che un albero è un’installazione sulla caducità dell’esistenza.
Al termine di ogni Natale, viene riposto in soffitta così com’è, fino alla successiva riesumazione.

L’Alternativo.
Fatto con i libri, le bottiglie di plastica, le canne di bambù, le bustine di tè, la pasta di sale, le conchiglie, i cd… l’Alternativo non conosce confini che quelli della fantasia.
Spesso fa cagare però, va detto.

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BOOOH!

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