La notte bianca di Santa Claus (e il suo menù di cacca)

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26 dicembre 2015 di Odette

Il mio pensiero minchionico oggi va a Babbo Natale e alla robaccia che è stato costretto a mangiarsi durante la sua notte bianca, da poco trascorsa. Ovvero il cibo ristoratore che per tradizione gli si fa trovare sotto l’albero per ringraziarlo della fatica e dei regali. Abbinamenti più fusi che fusion, più raffazzonati che raffinati, con punte di vibrante follia.

A casa mia ad esempio gli si fa trovare Cabernet e Pan di stelle, roba da alcolismo all’ultimo stadio. Alcolismo mio, intendo, che alle due di notte mi bevo il vino che era destinato al ciccione vestito di rosso. Il papà dal canto suo viene costretto a mangiarsi i Pan di stelle, così, a secco.

Quando ero piccola io invece a casa arrivava il Bambin Gesù, ma ora che ci penso era tradizione far trovare del vino anche a lui, cosa che oggi trovo un filo bizzarra. Ma effettivamente qui siamo in Friuli e ai miei tempi la pucciatina di mollica nel vino zuccherato era un rito di passaggio che avveniva intorno ai sette anni. Agli otto c’era l’annusatina di grappa, in genere per mano dello zio mattacchione che subito dopo ti portava fuori a lanciare un petardo vietato ai minori che crepava la casa e fracassava le finestre (per ogni zio mattacchione a Natale c’è una bisnonna che ci lascia le penne). Assieme al vino, al povero Gesù toccavano anche del fieno e una girella.

Dagli zii si usava far trovare un sofficino findus che avrebbe dovuto avere un sorriso di benvenuto, ma che col trascorrere delle ore assumeva sempre più un’espressione sinistra e così Babbo Natale trovava ad accoglierlo sostanzialmente una crosta fritta col ghigno e la bava bianca alla bocca. Ma erano i primi anni Ottanta e la fiducia nelle magnifiche sorti e progressive dei surgelati non aveva limiti, anche se mai essere vivente ha visto veramente un sofficino sorridere. Più facile beccare Victoria Beckham, per dire.

So inoltre di gente che per Babbo Natale usa preparare acqua, molta, cioccolato, pizza e muffin, che sa tanto da fame chimica, ma non vorrei sembrare sospettosa.
Altri ancora preparano un piattino di tortelli in brodo che, si sa, scaldano. E non importa se il povero disgraziato se li dovrà mangiare alle tre di mattina, ormai freddi, con gli occhioni d’olio che lo fissano insonni.

Poi ci sono i filolologi che, avendo a che fare con un lappone, pensano bene di fargli trovare una tartina di salmone e un simil filetto di renna affumicato (che in realtà é sgombro), piatto tipico finlandese. Che è un po’ come far trovare dell’anatra all’arancia a Nonna Papera. A quel punto mi immagino che le renne tocchino delle palle, e non quelle dell’albero.
Non scordiamoci i basic, quelli che preparano semplicemente pane e acqua (ed è subito quaresima) e i cracchiani che osano con patatine e uovo sodo (e anche in questo caso, sospetto siano avanzi di osteria).

Ma i più meritori sono decisamente quelli che lo spuntino notturno per Babbo Natale lo preparano assieme ai bambini il giorno della vigilia. Grembiulino, e via a impastare assieme, infornare biscotti casalinghi e spargere nell’aria zucchero a velo come se piovessero amore e armonia.
Non lo diciamo però a Babbo che nell’impasto ci finiscono quasi sicuramente caccole di naso, micro pezzi di lego e peli di cane.
Ne ha già passate tante per quest’anno, pover’uomo.

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