L’era dello sgabuzzino

Lascia un commento

10 gennaio 2016 di Odette

Io, Luca e Lorenzo ci siamo trasferiti nella nostra attuale casa circa due anni fa. Prima vivevamo in una villetta a più piani dove la vita era articolata tra ciò che è esposto e ciò che è nascosto: un piano terra più o meno in ordine, le camere su in alto con i letti anarchici, un piano interrato non meglio specificato e una lavanderia ai confini del regno che presupponeva una relazione a distanza con la roba sporca, anche detta “lontano dagli occhi, lontano dall’asse da stiro”.
In quella casa la storia con noi è stata un po’ buona e un po’ cattiva, molte cose belle, alcune molto dure, un groviglio di vita manifestata in oggetti superflui o amati, quadri, magiche posate dell’Ikea – quelle che si piegano con lo sguardo – un albero piantato come deve fare ogni uomo, un test di gravidanza, una vecchia e rimpianta poltrona sostituita da una moderna chaise longue presto ribattezzata Torquemada in quanto comoda come una vergine di Norimberga.
Era una casa, quella, simile ai suoi abitanti: entusiasta, in cerca di definizione, certe volte confusa, con qualcosa di nuovo, di vecchio e di prestato, ma senza il bouquet della sposa perché i fiori non sono mai stata capace di farli crescere, e forse per questo quando nacque Lorenzo per me fu un po’ come se fosse spuntata in casa una magnifica e misteriosa orchidea e io un floricoltore inadeguato, anche se pieno di buona volontà: avrà bisogno di fresco o di caldo? di sole – con quei suoi petali giallo ittero – o di ombra? di più o meno nutrimento? Poi lessi che “i bambini non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere”. E così mi venne definitivamente il terrore di accenderlo troppo.
– Ho acceso il bambino, l’ho cotto.
– Ma che stai dicendo?
– Sì vedi? Gli ho fatto il bagnetto e l’acqua era sicuramente troppo calda e ora è tutto rosso fuoco, guarda…
– Stai calma, ha solo le guance arrossate, non vedi che sta bene?
– Oddio l’ho cotto.
Un giorno abbiamo iniziato a restaurare la casa che fu di mia nonna, e così facendo abbiamo scoperto le infinite sfumature di parquet, abbiamo conosciuto la differenza tra vasi sospesi, per sognatori con la testa sulle nuvole, e sanitari classici, per gente con il culo ben piantato a terra. Abbiamo sperimentato che il conto è uguale al preventivo più iva alla seconda, abbiamo scoperto che la rubinetteria di design costa cifre assurde e che no, il rubinettone da Masterchef non potevo averlo. E infine ci siamo trasferiti e abbiamo festeggiato il primo capodanno nella casa nuova brindando con i bicchieri di plastica sopra la sfumatura n.139.
Per quanto mi riguarda, oggi posso dire che è una casa che mi assomiglia perché forse ha iniziato a fare la pace con i propri limiti, ma non è ancora del tutto consapevole delle proprie possibilità.
Per esempio ora so che ho bisogno di guardare in faccia il lato oscuro delle cose per poterci fare i conti, di inoltrarmi nell’abisso dei panni sporchi e nel pozzo della lavatrice che adesso non si trova più nelle profondità della casa, ma al piano terra, in uno sgabuzzino a portata di mano, accanto alle scarpe che popolano le mensole. Sopra tutto, ci sono dei fili sospesi, con un ingegnoso sistema per poter asciugare i panni vicino agli occhi e al cuore, maglie che tendono le braccia, jeans in attesa di camminare, calze che sembrano foulard.
Però so anche un’altra cosa. Che non sono la sola.
Per qualche strano motivo quando le mie amiche vengono a trovarmi per la prima volta e io faccio fare loro un giro per la casa, il posto sul quale ci soffermiamo di più è proprio lo sgabuzzino, il pozzo dell’anima. Si sta lì per un po’ e ci si guarda dentro assieme.
Poi alziamo il naso verso i fili che legano i panni sospesi, e salta fuori sempre un racconto, una storia, una confidenza.
Chissà perché.

.

image

foto di Mirko Piccinato – http://www.mirkopiccinato.com

.

.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: