Lettera aperta al conducente del pulmino scolastico

Lascia un commento

10 maggio 2017 di Odette

Gentile conducente del pulmino della scuola,
sono quella mamma che ogni mattina le consegna il bambino alle 7 e qualcosa.
Come ‘quale mamma?’, lo so bene che lei sa chi sono e mi giudica.

Ad ogni modo glielo ricordo sinteticamente: sono quella che esce in strada con il pellicciotto sintetico sopra il pigiama a righe di finta seta, infradito versione giappo su calzino bianco in inverno e stivaletti di eco-pelo su pelle nuda in estate, e non mi chieda perché non inverto le soluzioni, non lo so.
Capelli finto spettinato, diciamo così, occhiali con lenti vedo-non-vedo recanti l’impronta del mio dito medio, incarnato di cellule morte e sguardo da panda del WWR (Wild Waterproof Rimmel).
In un tardivo risveglio di amor proprio – ma è perché non ha suonato la sveglia, giuro – talvolta tento di darmi un tono completando la mise con un Bloody Mary tarocco in mano (bevanda sintetica della Lidl al sapore di arance sanguinelle) e al collo una collana di perle, sempre sintetiche, che fa subito Chanel (posso assicurare al WWR che niente di naturale è stato maltrattato per questo outfit).

Insomma, sono quella conciata a cazzo che cerca di nascondersi dietro la siepe e le fa un cenno di saluto con fare circospetto e con aspetto da circo, e poi abbassa rapida lo sguardo sulle proprie infradito. Sono quel losco figuro che sembra scampato ai servizi sociali o a un programma di Real Time (madri da incubo, home edition).

Ecco io, gentile conducente del pulmino della scuola, vorrei farle sapere che in fondo sono una brava persona e che poi, dopo averle consegnato mio figlio, rientro in casa (no, io e mio figlio non dormiamo in auto), mi vesto dignitosamente e mi reco a lavoro.

E ci tengo anche a spiegarle il motivo per cui prima di andarmene attendo sempre ossessivamente che le porte del pulmino si chiudano del tutto, ma proprio del tutto: è perché da ragazzina ho letto troppi romanzi di Sfephen King e visto troppi film dossier e così mi è venuta la Sindrome del dingo, cerchi di capirmi.
Cioè ho sempre paura che un dingo o un maniaco o qualche altra pericolosa creatura possa rapire mio figlio mentre tutta la collettività mi guarda con sospetto e io (che nel mio delirio ho le sembianze di Maryl Streep vestita da It) grido la mia innocenza risultando però poco credibile col mio finto Bloody Mary in mano.

E per cui sto lì, seminascosta dietro la siepe, e guardo mio figlio fino a che le porte si chiudono del tutto ma proprio del tutto e lui si siede in fondo alla corriera e mi saluta agitando la mano mentre un sorriso di incisivi mezzi da latte e mezzi per sempre gli si allarga luminoso sulla faccia scacciando tutti i mostri. E così io do un calcio in culo al dingo, e vado a prepararmi per andare in ufficio.
.
.

Vecchi traumi (degno di nota il calzino di spugna della Maryl)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: