Il vecchio e il cane

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Quando mi è stato proposto di scrivere questo pezzo, in casa stavamo aspettando l’arrivo di un cane, un cucciolo di pastore australiano, per la precisione. Il giorno seguente saremmo andati a prenderlo separandolo dal resto della cucciolata, e sarebbe entrato a far parte della nostra famiglia.
E così io ho accettato sentendomi un po’ la versione femminile di Owen Wilson in “Io & Marley”, presente quel film in cui lui tiene una rubrica in un giornale, mentre cerca di destreggiarsi nella gestione di un cagnone di fatto ingestibile sul quale spesso vertono i suoi articoli? Ecco.

Certo, nella mia fantasia mi figuravo un cane decisamente meno irruente di come è Marley nel film (e okay, dato che c’ero, io decisamente più fica di come sono della realtà), ma più o meno l’immaginario era quello. L’entrata in scena di un cane sarebbe stata fautrice di nuove opportunità espressive e spunti narrativi, in un estroso pastone a base di crocchette, scarpe smangiucchiate, vasi rotti, perle di saggezza estratte dalla materia più umile che c’è perché si sa che dai diamanti non nasce niente ma dalla cacca nascono i fior, e poi ancora aneddoti divertenti, figure retoriche perfette come un osso palindromo, e considerazioni sulla vita profonde come buche scavate in giardino.
Insomma nella mia testa il cane avrebbe aggiunto alla mia esistenza soddisfazioni e materia creativa ma anche caos e sovrabbondanza di parole sotto forma di comandi, divieti, richiami.

E infatti ora che il cucciolo è arrivato, anzi arrivata dato che di femmina si tratta, e mi trovo a portarla al parco per la prima volta, sono tutta un avanzare sghembo, un incastrarmi nel guinzaglio, un proliferare di chiacchiere e vezzeggiativi e perfino di confidenze da donna a donna (più o meno).

“Tu gli parli troppo”, mi riprende un vecchio seduto su una panchina, probabilmente dopo aver osservato il mio fare da neofita.
“Come, scusi?”
“Gli parli troppo, ti ho detto.”
Le parli troppo, semmai, è una femmina”, preciso.
“Non è questo il punto”, mi liquida il vecchio, “ai cani si deve parlare poco, hanno bisogno di comandi chiari, non di discorsi inutili.”
Il mio primo istinto è di mandarlo affanculo, voglio essere sincera.
Ma come – penso – mi piglio un cane tra le altre cose per raccontargli tutti i cacchi miei ché tanto lui se li tiene per sé e io lo psichiatra non posso permettermelo, e questo mi dice che ai cani non bisogna parlare?
Ho un moto di ribellione.
“Be’ ma, mi scusi, che male c’è se le parlo?”
“Meno parole sprechi, più saranno incisive quelle che userai al momento opportuno.”
Sì, ma che vita di merda, penso tra me e me.
“Ha ragione”, dico invece ad alta voce.
“Io al mio parlo poco e lui capisce tutto.”
Mi volto e vedo un pacifico pastore tedesco godersi il fresco sotto un albero, e poi tollerare con pazienza l’arrivo di un bambino che prende a carezzarlo con mani grassocce e maldestre.

Mah, io non lo so se il vecchio ha ragione, se davvero con i cani bisogna comportarsi come sostiene, ma ammetto che ciò che dice ha una sua logica. Così nel dubbio lo ringrazio per il consiglio e mi metto a sedere accanto.

Il vecchio mi offre una sigaretta, ma io ho smesso molto tempo fa, non ho il fisico per campare fino alla sua età fumando sigarette senza filtro.
Non trovo di meglio che ricambiare smezzando un chewing gum che recupero dal fondo della tasca. Il vecchio accetta la metà che gli porgo, non la mangia come sapevo non avrebbe fatto, ma se la infila nella tasca della giacca.

Rimaniamo così, sulla panchina a guardare i nostri due cani che dopo un po’ si avvicinano l’un l’altra, si annusano, si studiano, iniziano a giocare assieme, e infine fanno la cacca.

Io vorrei dire qualcosa, trarre una conclusione, un senso, una perla di quelle che dai-diamanti-non-nasce-niente-eccetera, ma poi mi pare che il senso sia già tutto lì.

Io e il vecchio continuiamo a starcene seduti in silenzio, giurerei però entrambi consci della gomma da masticare che prima si trovava intera nella mia tasca e ora invece sta metà nella mia e metà nella sua.

.

(il mio pezzo per la rivista “Svacco creativo”. Scarica il numero gratuito cliccando qui)

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Tratto d'unione ha detto:

    Bellissimo il pastore australiano

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    1. Odette ha detto:

      sì, sono dolci e super intelligenti 😍

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  2. Pendolante ha detto:

    Che bello. Anche io sto pensando di prendere un cane. Aspetto il rientro dalle ferie

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    1. Odette ha detto:

      oh sì, se puoi fallo! per me è il primo cane veramente mio, ed è una esperienza bellissima.

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      1. Pendolante ha detto:

        Io e ho già avuto uno, da figlia, ora lo vorrei da mamma

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      2. Odette ha detto:

        da mamma è molto fico. (tra l’altro a me scappano sempre robe tipo “devo portarla da pediatra” intendendo il veterinario. No ma non ho un transfert eh, naa…)

        Piace a 1 persona

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