I giorni della muta

La scorsa settimana ho avuto la febbre a 39.90, come il prezzo delle camicette di Zara, sono seguiti giorni di muta e squame, poi finalmente m’è uscita la pelle novella
(ho raccolto il mucchietto di squame da terra).
Noi serpenti siam così, di tanto in tanto facciamo lo scrub strofinandoci sulle pietre, è la natura, ciclica
(ho trovato nell’armadio un maglioncino vintage donato e me lo sono messo, non mi sta neanche male devo dire. È la moda, ciclica).
Sto scrivendo una cosa di fantasmi, e a volte mi fermo a sbattere lenzuola, porte e catene.
La casa è pulita e arieggiata, di conseguenza, l’aria più sana
(non mangio più pangoccioli, sono passata alle macine che millantano panna fresca però hanno i conservanti come ogni cosa).
Ieri, al termine della muta, ho gironzolato in auto per guardarmi le case anni Sessanta e Settanta, che è una mia vecchia abitudine (passione), mi piacciono soprattutto quelle con le verande dagli infissi in alluminio tutti sbagliati.
Sono andata anche a rivedere la casa dove un tempo abitavamo io, i miei genitori e mia sorella. Ho notato che la ringhiera era tutta sporca e scrostata mentre i miei la tenevano impeccabile, la tenevano lustra con l’idropulitrice, la tenevano candida con metodi che conosce mia madre
(io non sono riuscita a impararli però perché sono fatta di un’altra pasta).
Guidavo pianissimo, quindi, perché guardavo le case (le mie preferite hanno alle finestre piante un po’ trascurate e un po’ no, alle porte tende misteriose) e le auto dietro per un po’ hanno avuto pazienza, poi mi hanno mandato a quel paese e mi hanno superato suonando il clacson con rabbia
(me le hanno suonate).
Io me ne fregavo perché mica potevo guardare le case andando a tutta velocità?
Un po’ però poi ho accelerato perché anche se dico che me ne frego non è del tutto vero.
(Comunque quel paese è un mondo fuori luogo, pieno di gente mandata in esilio da altri, ma va’ a quel paese va’, gli hanno detto, e loro ci sono andati, e hanno messo su casa con le verande in alluminio, le tende misteriose, le piante un po’ trascurate e un po’ no).
Alla fine ho dovuto fare gasolio perché ero quasi a secco (il benzinaio m’è sembrato un uomo molto efficiente, di quelli che nessuno manderebbe mai a quel paese, mi ha anche pulito il parabrezza energicamente e strizzato l’occhio così: 😉)

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mi piace molto questo brano. Un po’, credo, perché mi ci ritrovo. È sempre un buon punto di partenza. Secondo. Mi piace lo stile, “da sopravvissuta”. Di chi alza lo sguardo (dal gregge e belare di clacson) e torna a guardare le cose a a modo suo. Uno sguardo retrospettivo e introspettivo, pieno di domande e poche certezze, se non il senso d’affettuosa nostalgia per un dove/quando ormai alieno/anacronistico cui si sente ancora di appartenere.
    Mi ci ritrovo, sì. Nello spirito, il va a quel paese, il mondo fuori e il mio, dentro, la lentezza, la bellezza delle piccole cose, prese con la giusta lentezza.

    Credo che andrò a finire i miei giorni nella vecchia casa dei miei. Non so se sistemerò gli infissi…

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    1. Odette ha detto:

      non farlo 🙂 gli infissi vecchi sono meravigliosi e poi lasciano passare gli spifferi e così se ti piglia la pigrizia nemmeno serve sbattersi ad arieggiare ❤️

      Piace a 1 persona

      1. Hai ragione. Seguirò il tuo consiglio. Se c’è una cosa che mi appartiene è la pigrizia.

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      2. Odette ha detto:

        oh, anche a me

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