Ecco perché (tra le altre cose) la fase due dovrebbero gestirla le donne*

*avvertenza: post comico.

Da quando, cessato lo smart working, ho ripreso ad andare in ufficio e a uscire, mi muovo nel mondo esterno con levità, suonando campanelli col gomito, aprendo porte col piede, senza toccare nulla, dritta su me stessa, disinfettandomi le mani prima e dopo essermi disinfettata le mani, evitando di appoggiare la borsa a terra, (piuttosto la reggo coi denti, ma prima una passata di amuchina sui manici), nei casi più gravi trattenendo il respiro.
Tutto questo, per quanto stressante, in un primo momento non capivo perché mi venisse così naturale, quasi istintivo. Come mai ero “nata imparata”?
Poi, l’illuminazione.
Non faccio altro che comportarmi come se fossi in una toilette pubblica!
Sì perché noi donne da sempre, non potendo farla in piedi, ci muoviamo nei bagni dei locali scafate come volpi e rapide come ninja, cercando di non sfiorare nulla, in equilibrio circense per non sederci sulla tazza, con la borsa appesa al collo, mentre con mezzo polpastrello, che ormai ha sviluppato un muscolo apposito chiamato wicipite, ci reggiamo alla parete, non prima d’aver utilizzato la carta igienica come DPI per foderare tutto il foderabile.
Noi donne da generazioni e generazioni tramandiamo di madre in figlia la regola del distanziamento sociale tra chiappe e wc.
Nei bagni pubblici non sedersi sul water e non toccare niente che non sia la tua stessa superficie corporea, è una delle prime cose che le madri insegnano alla prole (per la verità insieme a quella di non sostare sudati nella corrente d’aria, e di infilarsi la canottiera a partire da settembre).
Son quindi giunta alla conclusione che per un po’ non dobbiamo fare altro che applicare le antiche strategie femminili di sopravvivenza nei cessi dei peggiori bar di Caracas, anche ai salotti buoni delle città e ai luoghi di lavoro.
E allora sì che #andràtuttobene.
In fondo, per dirla alla Sally, che è #unadinoi, la vita è tutto un equilibrio sopra la follia, la tazza del water e la pandemia.

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