Pazzi inchiodati

Mio padre (quello n. 1, from Porcia, facciamo che lo chiamo Pa’, mentre babbo n. 2, from Capriati, lo chiamo Ba’), ecco dicevo, Pa’ stavolta ha cacciato fuori dall’Emporio Vintage un tostapane.
A casa ne ero sprovvista e così, al solito, son andata a spulciare nella sua soffitta novecentesca. Ne abbiamo trovato uno ancora confezionato, silver accecante, super funzionante.
Quando il nuovecchio articolo è entrato in casa ho pensato: finalmente LA SVOLTA.
Basta toast scaldati col grill del microonde che ci metti una vita e devi girarli mille volte! Finalmente anche noi siamo accessoriati come una vera famiglia degli anni ’70!
Io e Figlio ci siamo preparati due toast con i controformaggi, ricchi e invitanti, li abbiami infilati nel tostapane e… Ma come è possibile? Non ci entrano! Perché diavolo non ci entrano?
E spingi e premi e fracca, li abbiamo fatti entrare a forza e ne sono usciti tutti rotti, il panbauletto appiccicato ai bordi dell’elettrodomestico dell’avvenire avvenuto, e il formaggio fuso attorcigliato ovunque.
E così, scioccata, ho realizzato – e alert perché qui faccio uno spoiler che potrebbe scioccare anche voi – ho realizzato che il tostapane si chiama così perché TOSTA IL PANE! Mica perché fa i toast!
Può tostare, dorare, decongelare il pan da toast, ma non è nato per ospitare toast fatti e finiti, e cioè farciti.
Questo è il motivo per cui da sempre l’umanità combatte in modo impari contro tostapane sporchi e incrostati, impossibili da pulire fino in fondo.
Magari per voi era ovvio, per me è stata una rivelazione.
Ho telefonato a Pa’ e gli ho detto “Tu lo sapevi? Ammetti! Cos’altro mi nascondi? Sono stata adottata? Ho una sorella nascosta in un ospedale psichiatrico?”
“Cretina”, ha detto lui (e comunque no, non lo sapeva).
Poi ho chiamato Amica, “Tu lo sapevi?”.
“No, caspita! Ma dici sul serio?”
Eccome se dico sul serio.
Poi ho chiamato Collega, “E tu, tu, lo sapevi?”
Macché, nemmeno lui sapeva!
Insomma al termine della mia indagine ho scoperto che in tantissimi NON SAPEVAMO, in tantissimi avevamo il prosciutto e formaggio sugli occhi.
Per riprendermi dallo shock ho dovuto mangiarmi 3 toast a brandelli.
Più sconvolta di così son stata solo quando ho realizzato che la storica sigla del Postalmarket (di recente risalito alla cronaca grazie a un imprenditore friulano) a un certo punto diceva “Postalmarket prezzi inchiodati, e sottolineo inchiodaaati”.
E invece per me era meglio se sottolineavano “prezzi”, dato che io ho sempre cantato “PAZZI inchiodati”.
E aveva pure senso, perché in effetti ne andavano tutti matti.

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