1. Il portafoglio (o carta da parati)

Si potrebbe passare una vita intera a scegliere la carta da parati.
Sfondi e mondi sempre diversi, uno più bello dell’altro, la possibilità-supplizio delle infinite vite, più dei gatti che ne hanno pur sempre nove (o erano sette?) comunque, alla fin fine, felini esseri finiti perfino loro.
Invece la carta da parati NO!
È una parata continua, un abitare sempre in nuove illusioni, una nessuna centomila? O vaffanculo tutto?
La carta da parati, per gente come noi, ma come fai?
Prodotto impossibile, regno della nostalgia del passato presente e futuro, muffa, Proust, Paolo Conte, Vecchia casa di via Revedole, Richard Clayderman, le due Donne con l’ombrellino di Monet, la Bambina che diventa grande senza mai nascere, la Scimmia della piazza a Cordenons, quella nella gabbietta che scarta le caramelle che io e nonno le allunghiamo (osserviamo le sue manine impressionanti). Tiraemolla, il Salotto nel cellofan, Perseverance su Marte che dài, e Suspiria e anche quel Film dove si mangiavano la carne cruda con la musica classica in sottofondo. Bach? Boh.
E poi il vecchio Portafoglio di nonna che io e mia sorella (dodici anni in meno, un’intera piccola vita in meno, cosa che mi inserisce a pieno titolo nella categoria dei figli unici con fratelli), il Portafoglio di nonna che io e mia sorella (rincasavo tardi, mi infilavo nel nostro letto a una piazza e tre quarti e le piazzavo i piedi gelidi sui polpacci e lei mi scalciava e così faceva la sorella minore di mamma con mamma…), il Portafoglio di nonna che io e mia sorella (una notte trovai a dividerci, al centro del letto, un muro di libri e fermacarte pesanti di metallo. La fetente aveva costruito una cortina di ferro: era la sua personale guerra ai piedi freddi), il Portafoglio di nonna che io e mia sorella, dicevo, abbiamo ritrovato e aperto insieme, ed è uscito un mondo che mi sa che la mia carta da parati, ecco, l’ho scelta.
È questa qui che vedete in foto.
C’è una sovrabbondanza di padripii, alcuni anche su Marte, è il suo bello secondo me, basta avere coraggio.
Ci sono anche le dietorelle perché mia nonna aveva la diabete. Che ci volete fare, nella mia famiglia il diabete, così come tante altre cose, è femmina.
Ci sono i nostri morti e i nostri vivi, insieme, come dovrebbe essere, racchiusi dentro il microcosmo di un portafoglio, ripiegati con cura, origami d’anime, spiritelli di carta, fermo immagini di noi.
E questo brano, se vi va, è il primo dei sette sensi che voglio dare a questo periodo di limiti e costrizioni nel quale andrò a caccia di insiemi finiti che aprono a infiniti, luoghi e contenitori di emozioni disponibili dietro l’angolo perché andar lontano non si può.
Minicosmi, appunto.

(scegliendo la carta da parati.
in foto il contenuto del portafoglio di nonna, operata il 13.01.1997 nell’aldiquà, e ora da tempo nell’aldilà ❤️)

Minicosmi

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