2. Il canneto

A molti sarà capitato di guardare il mondo da una fessura più o meno angusta, l’occhio incollato a una scena non nostra, dietro sbarre che invece erano tutte nostre. Di desiderare case che non erano le nostre, annaffiare piante che non erano le nostre, curare orti alieni, provare dolore fisico per risate lontane, bramare spaghetti con ingredienti segreti, onorare giuramenti d’altri nella buona e nella cattiva sorte finché vita non ci separi.
Villa Dolfin, osservata da dentro il piccolo canneto sul retro, ti fa pensare alle vite che non ti appartengono, che non ti appartengono talmente forte, da farti uscire la linfa dal naso.
Se come me anche tu sei una bestia selvàdega, una sìmia col cul spelà, vergognósa, che se non sta attenta dal spìeli salta fuori el diàul che la porta via, una da tre pentimenti e dieci avemaria (più un pugno del prete in testa, un segno della croce, spalla sinistra e poi destra, dale a tu cuerpo alegría Macarena hey Macarena ay!), insomma se come me anche tu sei sempre il solito, e cioè non cambi mai e di continuo, ecco che dentro il canneto sarai perfettamente a tuo dis-agio.
Tra le sbarre verdi che il vento piega ma non spezza, prigioniero della tua natura libera, saprai apprezzare la nobile architettura di fronte a te, le mura sei-settecentesce scurite dal tempo, e nel silenzio il ribollire delle sorgive e il brulicare dei laghetti, il nidificare degli uccelli. Forse passeri forse rondini forse aironi cenerini.
E sentirai svettare i cipressi
e ramificare i platani,
pioppare i pioppi
e magnificare le magnolie,
così diverse dal canneto quale sei, così regali, così reali.
E tu lì nel sogno, lì nel bisogno.
In lontananza ingrigisce la strada, sfrigola l’asfalto banale, si accende un’insegna serale. Un furgone guidato da nessuno taglia il cielo in terra.
Tu nel verde umido.
Una cosa viva.

(Il canneto in foto si trova a Porcia (PN), sullo sfondo c’è Villa Dolfin, ed è il secondo dei sette minicosmi dietro l’angolo perché andar lontano non si può)

Minicosmi

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sei riuscita a registrare in queste righe, tra il serio e il faceto, con la tua proverbiale ironia, una grande emozione. Una nostalgia che a volte non è facile dire, ma si può solo sentire. Il tuo canneto, il tuo sguardo attraverso, il tuo modo di leggere e vedere attraverso la realtà delle cose ci sono riusciti.

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    1. Odette ha detto:

      Ne sono felice, Cielo. Grazie ❤️

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  2. Filippo ha detto:

    Mi hai fatto venire in mente un ricordo non così pertinente di sbirciare sempre si tratta. Su un colle romano zona ambasciate c’è un grande portone dalla cui grande fessura per la grande chiave se ci mette l’occhio dentro inquadri esattamnete la cupola di San Pietro, bellissimo farlo all’imbrunire quando si colora di rosa

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  3. filipppo ha detto:

    Ciao Odette.
    Molto bello si, se ti capita vai a vederlo al tramonto, uno spettacolo meravisglioso!

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