Era futura

— Ti ricordi quando saremo felici?
— Come fosse ieri.
— Avremo una casa tutta nostra, tu sistemerai i tuoi fiori, io il mio pane.
— Sul solito tavolo, quello scheggiato.
— Non abbiamo mai capito dove si fosse ficcata, quella scheggia. Eppure te la estrarrò dal dito.
— Già, l’ho cercata così tanto che mi sanguinerà la pelle.
— Nella vecchia casa i cerotti saranno al solito posto, là, tra i medicinali scaduti e le garze.
— Le garze… Ti ricordi quando prepareremo il tè con le garze perché l’infusore non si troverà?
— L’hai scordato nel passato, mi dirai.
— E quella volta che ci salterà in testa di dipingere di nero il soffitto della camera, ricordi?
— Sì, quel giorno sarà giorno e splenderà il sole di ere fa, sempre lo stesso.
— Fu un futuro bellissimo, di quelli che non torneranno più.
— Torneranno le rondini però, dalla finestra ne entrerà una, volerà nel buio del soffitto e tu strillerai.
— Gli uccelli sono dinosauri, lo sapevi?
— Chi te l’ha detto?
— Nostro figlio.
— Sa tutto degli animali del passato.
— E del presente.
— Ed è il presente.

Tempi imperfetti

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