Scena madre

Esco di casa lanciata come un samurai.
Calzettoni bianchi di spugna su infradito di plastegòn, pellicciotto leopardato su tuta desperate, e mollettone nei capelli.
Insomma conciata a cacchio. Tipo Ferragni, per capirci, ma più proletaria. Molto più proletaria. Diciamo che se lei veste Prada, io sono una comune abitante di questa Terra. Terranova, intendo.
Con l’aggravante d’aver messo le prime cose che son capitate a tiro alla mia ansia.
Perché sta imbrunendo e Figlio è fuori da quella che improvvisamente mi sembra un’eternità, non risponde al cellulare e soprattutto ho appena terminato di vedere una serie Netflix che mi ha ter-ro-riz-za-to. E si sa che quando una madre ha freddo corre a coprire il figlio, e quando ha fifa corre a metterlo al sicuro.
Sono un tornado, una furia, sono tutte le madri imparanoiate del mondo, sono una nessuna e centomila ciabatte sulla rampa di lancio.
E sono appena partita in auto come un’erinni quando finalmente Figlio si degna di rispondere, pacifico.
“Mh, che c’è?”
“Che c’è-eee? Cosa fai ancora in giro? Perché non rispondevi? Che te l’abbiamo preso a fare il cell? Non vedi che è BUIO???”
“Oooh, stai calma!”
“CALMAMMMMEEEE???”
Eh okay, okay, lo ammetto.
Ho fatto una sceneggiata un tantino esagerata.
Ma oh, si chiamerà SCENA MADRE per un motivo?

Diario di una madre schiappa

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