Ritirati dal commercio gli adattatori gender

Sulla questione del “gender” si è detto così tanto in questo periodo che secondo me anche al più distratto degli elettricisti deve essere venuto il dubbio che non si parlasse di un adattatore maschio-femmina per le prese di corrente.
Vorrei solo aggiungere che, per quanto ne so, nella lista del demonio si son scordati di inserire i libri di Astrid Lindgren, quelli di Pippi Calzelunghe. Una svista colossale dato che quella svitata di Pippi vive (felicemente) con un cavallo, che chiama zio, e una scimmia. Entrambi maschi, per giunta. Anzi, se vogliamo dirla tutta, in casa c’è pure una pantegana, e non è chiaro se sia un topo o una topa. Il padre biologico? Un pirata che le passa gli alimenti sotto forma di dobloni d’oro. E ‘sto casino di famiglia ha pure la tacita benedizione di una cosiddetta “famiglia tradizionale”: due classicissimi genitori che però permettono ai loro figli, Tommy e Annika, di vagabondare per giorni in compagnia di una indomita, ribelle e indipendente bambina dai capelli rossi.
In quest’ultimo mese, a casa nostra, il telefilm tratto dai libri della Lindgren sta andando per la maggiore: mio figlio Lorenzo, sei anni, se lo guarda a tutte le ore. E ride! Sovversivo di uno!
Secondo me perché Pippi esce senza maglietta della salute, salta sul letto con gli stivali e pulisce il pavimento con i piedi, insomma fa un po’ quel cazzo che le pare, cosa che a mio figlio naturalmente non è dato fare.
Se sono terrorizzata che la visione di Pippi possa fargli il lavaggio del cervello?
Bè, un po’ sì, perché nel mezzo, prima che venisse ritirata, ci hanno piazzato spesso la pubblicità dei pannolini Huggies (quella zeppa di stereotipi di genere) e mi pare anche quella della cellulite che è una malattia, che a quanto pare non è ancora stata debellata. La pubblicità, non la “malattia”.

P.S. Per sicurezza io metterei al bando pure gli adattatori maschio-femmina che fanno cambiare sesso alle spine. Potrebbero far venire in testa strane idee…

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