Lettere dal futuro

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8 ottobre 2016 di Odette

I biscotti sono di quelli leggermente molli, appena appena molli, come possono esserlo i biscotti che ti vengono offerti a casa delle nonne, quelli che stanno lì aperti da un po’, ad aspettare visite.

Il caffè è nero e forte perché tu riempi fino all’orlo la caffettiera e poi premi e allora il caffè esce nero e forte e io penso che è forte e nero quel caffè e invece tu sei piccola e chiara, sempre un poco più chiara ogni volta che ti vedo, come se evaporassi un po’ per volta, senza disturbare.

E sopra il tavolino lucido c’è un posacenere per chi non fuma e un vassoio di cioccolatini che nessuno mangia, dicono sempre tutti no grazie a quei cioccolatini, chissà perché, forse perché da troppo tempo esposti che sembrano soprammobili e allora pensi che sono diventati di ceramica e affondarci i denti non è una buona idea.

Hai ottantotto anni e leggi un libro a settimana, qualsiasi libro ti regalino o ti prestino, e poi li scovi nelle bancarelle, in edicola, a poco prezzo in libreria. Hai scritto un piccolo libro di memorie e i tuoi figli lo hanno rilegato, ma in fondo tu non sei una creatura da rilegare o legare, e se certe volte lo hanno fatto, è stato senza chiederti il permesso perché tu sei un quadro a cui non serve la cornice.

Avevi una lettera nella cassetta delle lettere, te l’ho portata su, ti dico mentre entro in casa con il fiato un po’ corto perché i gradini per raggiungerti sono tanti e non si prende l’ascensore. Non sei veramente mia nonna, ma poco importa e anzi è meglio perché ti ho scelta e questo conta, e ho contato i gradini come facevo da piccola, a uno a uno e poi a due a due fino all’ingresso del tempo.

Viene dalla Spagna, la busta, dall’Andalusia che è araba e calda e un po’ sporca, e anche rossa ed è entrata con una lettera in questo appartamento ordinato di periferia con i centrini di pizzo bianco che sono immacolati, mentre il caffè è nero e forte e tu sei chiara e adesso mi dici che hai male alle gambe.

Chi ti scrive dall’Andalusia? Un amico, mi dici, cioè il figlio del marito di una amica. Aspetta, fammi capire. L’ho conosciuta, mi spieghi, quaranta anni fa ed era estate ed era un albergo ed era Trento. Al rientro dalle vacanze abbiamo preso a scriverci lettere, io a studiare lo Spagnolo e lei un po’ d’Italiano lo sapeva. Poi è morta ma ha continuato a scrivermi il marito, lettera dopo lettera fino al giorno dell’ictus, poi ha continuato a scrivermi il figlio che l’italiano non lo sa per niente. Allora io devo migliorare lo Spagnolo e così mi sono iscritta a un corso che inizia domani.

Rimango per un attimo senza parole, mi guardo attorno mentre tu vai in cucina e dai le crocchette al gatto. È un gatto bianco e magro, che annusa le crocchette distrattamente e poi sale sul tavolo e con una zampa si mette a giocare con i centrini fingendo interesse. E di che cosa parlate, chiedo, di cosa vi scrivete? Di tutto, mi rispondi, delle nostre vite e di quando potremmo incontrarci, però il viaggio per me, a ottantotto anni, è impegnativo. Il gatto scende dal tavolo e se ne va, dando la coda alla scena, ottantotto passi forse verso la camera da letto.

Guardo fuori dalla finestra e vedo un albero che sta per fiorire, è in procinto di far esplodere i fiori, è giusto nell’istante prima di quella detonazione di futuro che sta dentro a una gemma, germoglio che si lascia guardare attraverso la finestra di questo appartamento con cinque vani. I centrini chiari e il gatto magro e bianco e una lettera chiusa. Penso che lo Spagnolo è una lingua bella da imparare, si lascia imparare in modo chiaro, dopo tutto.

Vuoi il caffè? Mi chiedi. Sì, ma non troppo forte, ti dico sapendo che lo sarà. Ascolto il rumore nero della caffettiera e mi chiedo se solo io avverto i dodici tocchi in cui si scompone e poi si ricompone l’aroma che è una sfera scura che si muove nell’aria.

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4 thoughts on “Lettere dal futuro

  1. Pendolante ha detto:

    Anch’io voglio arrivare a 88 anni e avere ancora voglia di iscrivermi a un corso di spagnolo

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  2. Tratto d'unione ha detto:

    …e avere il figlio di un coetaneo a cui interessa scrivermi e ricevere le mie lettere

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