Il paradosso del runner

La quarantena è lentissima ma le singole giornate velocissime.
Viene sera in un attimo, hai fatto ottocento cose e ti pare di non averne fatta nessuna, oppure nessuna e ti sembrano ottocento. Il tempo è formato da frammenti volatili e inafferrabili, sempre più brevi eppure, messi insieme, infiniti.
Il tempo in quarantena è una qualche strana versione del paradosso di Zenone, in cui noi siamo il runner Achille che non raggiunge mai la tartaruga con l’ultimo decreto nel becco.
Figli lavoro pulizie casini cani spesa mascherine ansie. Una caterva di rotture di cabasisi e i problemi che sai solo tu e soprattutto…. NESSUNO CON CUI LAMENTARSI.
Sì perché lo schifo di una pandemia è anche che non sai con chi lagnarti, ti dicono subito Eh sì ma non sei mica l’unico a passarsela male!
Una pandemia è la rappresentazione sferica del detto “Mal comune mezzo gaudio” e pertanto sei cornuto e mazziato, perché stai mal ma ti tocca pure star su di moral, dato che così è per tutti.
Non puoi nemmeno lagnarti con la zia americana, ché anche là c’è il morbo. Coi parenti tedeschi? Peggio che peggio. Con la ex morosa spagnola? Non è il caso. Col prof inglese dell’università? No, ché pure lui ha il suo bel daffare.
Insomma la pandemia ci richiede di essere stoici in un’epoca di edonismo. Di essere solidi in un’epoca liquida. Di scattare una foto di gruppo nell’epoca dei selfie.
Io non lo so come finirà questa faccenda, come ce la caveremo, ma di sicuro ne usciremo tutti con uno sguardo più adulto, anche se adulti lo siamo da un pezzo.

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